Treno della Memoria

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Paese : Cracovia, Polonia     

Data:   Febbraio 2017

Nel Febbraio di quest’anno ho preso parte a un viaggio importante, un viaggio che spero abbia vissuto anche qualcuno di voi, per condividere insieme emozioni e pensieri. Prendendo per mano altri milioni di ragazzi italiani, sono salita anche io sul Treno della Memoria. L’associazione italiana Treno della Memoria organizza ogni anno partenze in gruppo da tutto il Paese. Dopo alcuni incontri di formazione e preparazione, si parte per un viaggio che prevede diverse tappe nei paesi europei che maggiormente hanno risentito dell’Olocausto, per poi giungere, come se fosse una graduale ascesa, in quello che fu il cuore pulsante della Shoah: Auschwitz e Birkenau. Il viaggio non ha come unico scopo il commemorare, ma anche il conoscere, scoprire, toccare con mano ciò che per anni abbiamo sempre e solo studiato sui libri.

Praga piazza della repubblica

Il mio “Treno” è partito da Torino per poi fermarsi per la prima tappa a Praga, in Repubblica Ceca. Praga è una città giovane e multiculturale, basta allungare l’orecchio per sentire da ogni parte idiomi diversi. Il centro storico è dominato da un’enorme piazza che nei pomeriggi di sole si popola di persone, artisti di strada e parole disperse nell’aria. Palazzi di diverse epoche e stili circondano la piazza ed accolgono gli sguardi ed i flash dei turisti. Praga è la città dei locali, dei mini market aperti 24 ore su 24 e delle botteghe di artigianato locali incastonate dei vicoli della città.

Ma Praga è anche la città dei campi di concentramento disseminati nei vari paesini di periferia. Le rettilinee strade che conducono al campo conservano ancora ai margini le villette a schiera in cui abitavano i comandanti delle SS. In quelle vie il tempo sembra essersi fermato, ed anche l’aria che respiriamo sembra  la stessa di 75 anni fa. E’ un’aria pesante, che entra nei polmoni e sedimenta. Ricordo ancora il cielo grigio e le nuvole spesse, a tal punto che sembrava pesare sulle nostre teste.
Gli abitanti del posto raccontano di un piccolo paesino che negli anni della guerra venne raso al suolo dalle SS. Hitler lo scelse chiudendo gli occhi e lasciando cadere pesantemente un dito sulla cartina geografica, uno tra tanti, un paesino insignificante. Nell’attacco gli edifici vennero abbattuti, i campi bruciati, e i bambini sterminati. Oggi non rimane niente di questo paese. Niente è stato ricostruito. La collina su cui sorgeva è stata volontariamente lasciata spoglia, vuota, per non rifiutare ma rispettare questo vuoto che i nazisti hanno lasciato. Solo un monumento in marmo è rimasto: sono i bambini, immutabili nel tempo che gli è stato negato.

Cracovia piazza del mercato

Da Praga il nostro treno è ripartito per la meta finale, Cracovia! Cracovia è una città bellissima di cui mi sono innamorata e in cui ho lasciato un pezzetto di cuore. Ringrazio questo viaggio che mi ha permesso di conoscere luoghi che mai avrei pensato di visitare. Il centro storico dominato dalla Piazza Medievale, le due chiesette, il monumento che ritrae un volto sdraiato, il Mercato, le vie pedonali che a raggiera corrono lontano dalla piazza. Cracovia centro è fatta di palazzi regali e colori tenui, alberi e giardini che si snodano tutto attorno alla città, circondandola. Cracovia è la città dei non-orari, dei pranzi alle undici di mattina piuttosto che alle cinque del pomeriggio, dei locali che chiudono alle undici di sera, delle strade silenziose la sera, della ciambella di pane speziato venduta dai carretti per le strade, della baguette tagliata a metà per lungo e sovrastata da un’immensa quantità di cibo di ogni genere,  ma anche delle persone che con un occhio al passato hanno la forza e la voglia di ricominciare a vivere.

Le giornate di Auschwitz e Birkenau non si possono raccontare. Descrivere fisicamente i luoghi, i binari fin dentro il campo, i chilometri di filo spinato, sarebbe superfluo. Libri, televisione e internet pullulano di queste immagini. Si possono però descrivere gli occhi delle persone, gli abbracci e le parole non dette. Nei campi tanto nominati non si trovano solo i segni di ciò che è stato, ma troviamo anche noi stessi. Si trovano la nostra interiorità, la nostra sensibilità, la nostra piccolezza ma anche la nostra grandezza. Si trovano il rispetto, la comprensione, la vicinanza con le altre persone, l’improvvisa voglia di non esser soli. Si ritrova la nostra Umanità.

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